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Superare le barriere mentali: accessibilità come chiave delle qualità del turismo sulle colline piacentine


La storia del nostro Comune

Adagiata su sette colli, come la ben più autorevole e blasonata capitale, Ziano ha una storia scritta che risale all’alto medioevo, ed una di reperti e giacimenti che si protende fino all’età della pietra. Le selci lavorate dall’uomo primitivo affiorano ancora nel fondo valle e sui crinali; un insediamento che pare importante di epoca tardo romana, può sempre affiorare durante i lavori di scavo per una la sistemazione di una nuova vigna. Del resto Annibale non passò forse non troppo lontano da qui durante la sua rapida e trionfale discesa verso Roma e la sconfitta di Canne? Il primo documento scritto che testimonia l’esistenza di Ziano risale al 1029: si tratta di un testamento conservato nella Biblioteca Vescovile di Bobbio, nel quale si attestava che il diacono Gherardo lasciava il “castrum de Zilianum” dotato di una cappella dedicata a San Paolo, al marchese Ugo e alla moglie Gisla. In mancanza di eredi il fortilizio sarebbe tornato tra le proprietà della Mensa Vescovile di Piacenza. All’epoca il borgo era chiamato Zilianum, nome che gli derivava forse da quello di un proprietario terriero romano (Cillius). Ziano e le sue frazioni furono capisaldi strategici di grande importanza a difesa dei confini con Pavia; questi territori furono, infatti, abituali teatri di battaglia tra le milizie piacentine di fede guelfa e quelle di Pavia città ghibellina. Nel 1242 i pavesi giunti da Arena Po riuscirono ad occupare il castello dell’odierno capoluogo. Nel giugno del 1271 il fortilizio fu protagonista di un altro evento importante: Papa Gregorio X (il piacentino Tebaldo Visconti) lo scelse come sede di un incontro tra il Comune di Piacenza (con il nipote del Papa cardinale Vicedomino Vicedomini, a fare da messaggero della fazione dei Guelfi popolari) e Ubaldino Landi portavoce dei Ghibellini. Quest’ultimo però non sottoscrisse alcuna soluzione pacifica guadagnandosi la scomunica. Francesco Scotti mise a ferro e fuoco il castello di Ziano nel 1312 avendo ricevuto da padre Alberto l’ordine di arrecare danno ai Visconti in Valtidone. Nel 1372 i Ghibellini di Galeazzo II Visconti si scontrarono in queste zone con le truppe pontificie di Gregorio XI, che ordinò la devastazione della Valtidone; il castello di Ziano si arrese a Dondazio Malvicini che lo occupò in nome del Papa. Successivamente Ziano entrò a far parte della Signoria degli Arcelli, poi dei Piccinino e nuovamente degli Arcelli nel 1450. Nel 1467 gli Sforza Fogliani divennero i nuovi feudatari. Tra il 1558 e il 1576 il castello fu di proprietà del conte Ascanio Sforza di Borgonovo, mentre i marchesi Zandemaria, che trasformarono il fortilizio in dimora signorile, acquistarono la proprietà nel 1691 dalla Camera Ducale Farnesiana. In seguito alla riorganizzazione amministrativa napoleonica, Vicobarone fu sede comunale fino al 1823, mentre dal 1823 fino al 1888 il capoluogo divenne Vicomarino. Il comune fu denominato “di Ziano” nel 1888 e “di Ziano Piacentino” nel 1928. In pieno periodo napoleonico si trova, all’interno di una relazione al consigliere Moreau De S. Méry, una descrizione del terreno del circondario, che viene definito “di poco valore” e in grado di produrre frutta, specialmente “cirase e uva”. La popolazione viene definita “di carattere rustico, tendente al travaglio, incline all’interesse, non troppo industriosa”. La gente di Ziano è rimasta forse quella della relazione napoleonica: rustica, tendente al travaglio, incline all’interesse ma certamente industriosa, se è riuscita a trasformare quello che veniva definito un prodotto di poco valore, cioè l’uva, in un’attività non solo prestigiosa ma anche economicamente produttiva, che ha portato benessere e ricchezza a tutto il paese.


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